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O A PALERMO O ALL’INFERNO

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6 maggio

O a Palermo o all’inferno           

ideazione scenica drammaturgia e regia: Mimmo Cuticchio

oprante-contastorie: Mimmo Cuticchio

manianti e combattenti: Giacomo Cuticchio, Fulvio Verna, Tania Giordano

aiutante di palcoscenico: Floriana Patti

assistente alla regia: Heidi Mancino

luci: Stefano Zampetti

audio: Cristiano Nasta

organizzazione: Elisa Puleo

 

prima rappresentazione 27 dicembre 2011, Teatro Studio, Auditorium Parco della Musica – Roma

 

Le imprese di Garibaldi e il sogno di aggregazione hanno dato un significato universale all’avventura umana dell’Eroe dei due mondi, che ha affascinato romanzieri e poeti e conquista ancora oggi quanti credono nella forza animatrice dell’ideale.

Gli storici si sono a lungo sforzati di distinguere fra quanto di vero e quanto di inventato vi fosse nella costruzione del personaggio Garibaldi, di scoprire l’uomo dietro la maschera, di smontare oppure confermare la sua reputazione di eroe, rivelando la verità sui suoi insuccessi militari, i suoi errori politici, i suoi comportamenti privati. In ogni caso, il suo operato fu straordinariamente efficace, poiché contribuì a creare, incoraggiare ed accrescere – in modo sostanziale – il sostegno al concetto di nazione.

In O a Palermo o all’inferno, Cuticchio fa i conti con la storia, quella vera, su cui si è scrupolosamente documentato, che lo ha portato a costruire uno spettacolo di grande rigore, oltre che, naturalmente, aperto alla visionaria libertà del teatro.

Come già in altri suoi lavori le vicende sono viste, narrate e commentate dal basso, dal popolo, che, quasi sempre, la storia la subisce, ma è capace di giudicarla. In questo caso, per una felice combinazione degli eventi, i personaggi della “farsa” sono meno irridenti del solito e più vicini a comprendere e apprezzare quanto sta per accadere.

L’analisi storica che Mimmo Cuticchio delinea attraverso i pupi, armati questa volta di fucili e baionette, non può che portare all’insurrezione, alla rivolta che  prende vita nel cunto serrato e incalzante e getta tutti, pupi e spettatori, nel vivo della battaglia. Da questo momento lo spettacolo alterna il racconto delle ragioni storiche e politiche, dei colloqui tra il Generale e i suoi, fra Cavour e Vittorio Emanuele, con l’incalzare delle battaglie sulle pendici di Calatafimi, sui monti intorno a Palermo, nella città stessa percorsa per ogni dove fino ai luoghi più chiusi e segreti.

Una folla di personaggi minori si affaccia nella storia e sul palco: l’ardita moglie di Francesco Crispi, il frate guerriero Fra’ Pantaleo, l’acuto studioso borbonico Padre Buttà, i reali, Francesco e Carolina, ma anche il paladino Orlando, fasciato del tricolore, quale apparve nel teatrino di Don Gaetano Greco nei giorni della liberazione di Palermo dai borboni.

E la storia si snoda tutta attraverso la parola, la voce, le voci, di Mimmo Cuticchio che dà la vita a tutti personaggi, si sdoppia, si trasforma in “mille guise”, con una magia vocale di incredibile maestria.[:]