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INTERVISTA A MIMMO CUTICCHIO

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[:it]Giusi Arimantea ha intervistato Mimmo Cuticchio per NOTIZIE DI SPETTACOLO, La rivista online che promuove gli eventi di maggiore rilevanza di tutto il nostro splendido stivale.

Dall’8 aprile sul nuovo sito www.italiafestival.tv e sulla piattaforma RaiPlay, in occasione dei 50 anni di attività dalla formazione della Compagnia Figli d’Arte Cuticchio, saranno trasmessi in streaming dieci spettacoli per raccontare mezzo secolo del teatro del Maestro Mimmo Cuticchio, il più importante esponente contemporaneo della tradizione dei pupari e dei cuntisti siciliani.

Dal 1971 la Compagnia Figli d’Arte Cuticchio coniuga tradizione e sperimentazione, nel segno della contaminazione con altri linguaggi, dalla musica alle arti figurative. In occasione di questo anniversario, la Compagnia apre il suo archivio per mostrare al pubblico, sperimentando ancora una volta, spettacoli che costituiscono tappe significative della storia e dell’evoluzione del percorso artistico di Mimmo Cuticchio e dell’Opera dei pupi.
Notizie di Spettacolo ha raggiunto il Maestro Mimmo Cuticchio.

Tecnologia e tradizione. Un connubio inevitabile in tempi di pandemia o un’ulteriore occasione per sperimentare? 

Non si smette mai di sperimentare. Sono i tempi a richiederlo. Fino agli anni Sessanta il nostro era un teatro viaggiante e noi eravamo “camminanti”, girovaghi. Allora non c’era il cinema, non c’era la TV, non c’erano molti svaghi. Mio padre si spostava nei paesani della Sicilia occidentale e il teatro dei pupi era il teatro. All’avvento del cinema i proprietari della sale lamentavano la nostra presenza nelle stazioni dei Carabinieri e il Maresciallo, dopo, ci invitava ad andare altrove per non danneggiare gli incassi del cinema. Fu allora che diventammo ancora più girovaghi.

Mio padre capiva bene il valore del cinema, meno quello della TV che – mi era ben chiaro – ci avrebbe dato la mazzata. La TV dava l’idea di poter diventare un gigante. Mi convinsi quindi che avremmo dovuto entrare noi in TV, nei nuovi linguaggi. Parole, le mie, che risuonavano però come bestemmie alle orecchie di mio padre.

Fu nel 1971, mentre lui proseguiva le repliche degli spettacoli confidando su un pubblico perlopiù di turisti, che io iniziai ad andare nelle scuole. Non abbandonai mai mio padre, ma nello stesso anno fondai insieme ai miei fratelli la Compagnia Figli d’Arte Cuticchio.

CONTINUA SU “MIMMO CUTICCHIO: I PUPI NON MUOIONO, SONO IMMORTALI”

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